AMICI

Sono una tipa piuttosto silenziosa e per questo è come se fossi la “psicologa” di turno per amici e non. Le persone si confidano con me perché sanno che non andrei mai a riferire niente a nessuno. Forse questo è un mio pregio: so essere fedele, ma sapete, questo mio pregio mi ha fatto capire molte cose. Le persone sono strane. E con questo non dico di non esserlo anche io. Sono strane perché mentono di continuo a loro stessi e agli altri, si contraddicono di continuo. Un giorno sono amiche di qualcuno e un altro giorno odiano quella persona. Le persone sono false e non riesco davvero a capire quale sia il loro concetto di “amicizia”. Perché per me amicizia non è darsi abbracci e carezze per poi pugnalarsi alle spalle appena è possibile… Eppure sembra che questa cosa la pensi solo io, ovunque mi giro vedo falsità. E’ in questo modo che ho capito, che forse, il detto: “meglio soli che male accompagnati” non è poi così sbagliato. Tanto si è sempre soli, anche se si è circondati da persone che noi definiamo “amici”.

DARKY

Qualcuno di voi mi conosce e sa che non resisto al fascino dei costumi neri, armature nere, personaggi in nero e armature di tutti i tipi. Quindi metto alcuni dark cosplay che ho trovato in giro e che preferisco.

ESSERE CHIARI

Non capisco perché tutto debba essere complicato nei rapporti. Che si tratti di amore, amicizia, famiglia, lavoro. La gente non parla chiaramente, si nasconde dietro mezze parole, segnali impercettibili, pretendendo che l’altro magicamente capisca. Così si creano i fraintendimenti che complicano tutto spesso rovinandolo. Non capisco perché è difficile per la gente essere sincera. Vuoi una cosa? Chiedila! Qualcosa ti fa star male? Sfogati! Provi un sentimento? Esternalo! Dove sta il problema? Dove sta la paura? Cosa può succedere di così atroce?
Basterebbe poco per vivere intensamente la vita e invece ce ne priviamo nascondendo la testa sotto la sabbia. Perché ammettiamolo, ci fa più comodo non viverla una situazione e restare con l’amarezza che uscire invece fuori da se stessi e mettersi in gioco.

IL RESPONSO DELLE STELLE

La prima notte c’era una Luna sottilissima e, escludendo le effimere luci delle poche barche e quella di un lontanissimo incendio, era tutto così buio e limpido da sentirmi quasi accecata nel fissare la Via Lattea. Le costellazioni e i pianeti mi scorrevano avanti mentre facevo la morta nell’acqua calda e piatta che mi tappava le orecchie isolandomi dal mondo terrestre e dalla mia stessa esistenza. Ho pensato che siamo decisamente egocentrici se guardando tutto questo, nelle varie culture antiche e moderne, ci siamo detti “beh, deve sicuramente avere a che fare con la mia data di nascita, il mio atteggiamento, il mio destino e il mio partner ideale” e ancora oggi (trecento anni dopo l’illuminismo, per dire) nelle ultime pagine di quotidiani, anche rispettabili, c’è l’oroscopo. Ovviamente alle stelle non importa niente di noi e non sono in grado di consigliarci niente riguardo nulla, in ogni caso è decisamente più semplice accettare un consiglio da un’entità immaginaria antropomorfizzata che da un genitore. Invece di dire “non correte con le forbici” l’oroscopo ci raccomanda un più generico “non correte rischi inutili”, e così si alterna tra i vari segni con raccomandazioni sagge (un po’ banali forse, ma ricordiamoci che a volte è anche necessario ricordarci di bere acqua) e ben adattabili un po’ a tutti. Nonostante questa consapevolezza, è difficile scrutare nell’ancestrale bellezza del firmamento senza pensare di aver compreso davvero qualcosa sulla tua esistenza e più o meno anche quella di tutta l’umanità. Io stessa penso di averle sentite, le stelle, che mi dicevano che dopo tutte le casuali direzioni in cui ero stata portata dalla vita adesso ero diretta verso qualcosa di stabile che mi avrebbe finalmente condotta dove dovevo essere. E in effetti ho sbattuto la testa contro una boa, sono uscita e sono andata a dormire. Un po’ ora ci credo, alle stelle, però me le immaginavo più metaforiche.

FIAMME

Tutto iniziò con una forte sensazione, quella di essersi già visti. Avvertimmo appartenenza, e il desiderio divampò in un bellissimo e devastante incendio. Eravamo due fiamme dello stesso fuoco, con quella maledetta voglia di bruciare che non lasciò scampo alla nostra eternità. Lei lo sa, però, e lo so anch’io, che tra un’ora, un giorno, un mese o mille anni, da qualche parte e in qualche modo, a quel fuoco siamo destinati, in quel fuoco dobbiamo ritornare, perché siamo fiamme, e le fiamme ritornano sempre.

BRUCIA CON ME

Non mi scalda il fuoco degli arcobaleni.

Brucio in mezzo a persone di ghiaccio.

Si sciolgono.

Liquefatti amori profumati.

Il gelo dell’anima consuma velocemente.

L’Alchimia delle fiamme purificatrici.

E noi attorcigliati come serpenti ci diamo morsi.

Sensazioni, sensazioni

Vogliono tutti provare

Non ci bastano le solite emozioni

Vogliamo bruciare.

SEI LIBERA?

Ma che razza di serata è stata ieri sera? La musica del mio cantante, conterraneo? scappato di casa preferito. Ho riso tutto il tempo, davvero. Un po’ per la situazione, un po’ per la compagnia improbabile, un po’ perché ridevo davvero, di gusto e di cuore. Sarei stata lì ancora ad oltranza. Altra gente improbabile che, non si sa come né perché, si è seduta con noi. Il capellone 30enne che parlava di quando da piccolo con gli amici entravano di notte al castello diroccato e una volta hanno trovato gente incappucciata con candele. Il 35enne pasticcere, separato, che adesso fa quello che vuole, e mi chiede ” Sei libera?” . Il 30enne fotografo che ci ha fatto però una foto di merda, timidissimo ed impacciato che però cercava di provarci con me mostrando le foto fatte alle stelle. Fighe eh, ma lui un po’ meno. Il 25enne pizzaiolo che obbiettivamente fa una delle pizze più buone della zona, si ricordava di avermi vista dove lavora, insieme al gruppo dei bambini del catechismo, e non ero io ma anche una volta ad una “festa dei colori”, e non ero io. Poi ho fatto servizio taxi lasciando le ragazze a casa durante il mio viaggio della speranza. Per finire, facendo il giro di uno di ‘sti paesini morti, ho visto la macchina del mio ex che boh, forse era a suonare con la sua band o non so. Nel frattempo mi è arrivata la chiamata di uno che non mi scriveva da un po’, sarà che mi aveva vista passare, e ci siamo seduti al tavolo di un bar che poco dopo ha anche aperto visto che si era fatta mattina. E mi prende la mano e mi confessa d’avere una cotta pazzesca per me e che vuole mettersi una maschera di cagnolino. E che faccio? Ne approfitto?

NOSTALGIA MARINA

Se vuoi mantenere una vita sociale devi pagare un prezzo: uscire.
E se è estate, stai tranquilla, tornerai tardi.
Non importa se il programma prevede una birra al molo e poi a casa. O un salto di dieci minuti ad un falò; giuro solo il tempo di salutare l’amica del cugino del fratello di quella che è sceso dal nord.
Poi finisce sempre allo stesso modo, le buone intenzioni non contano.
Le birre diventano due o tre, poi si va a mangiare il gelato o il cornetto o la pizza, dipende dal giorno. Al falò alla fine vieni convinta a tuffarti in acqua e poi non puoi tornare a casa bagnata e finisci a guardare l’alba.
Che poi forse sono le mie sere preferite.

BRILLANTOSA

Ho passato le ultime due estati a guardare le stelle.
Dopo otto ore di lavoro ogni giorno, uscivo a fare serata, e finivo sempre per tornare a casa più tardi di tutti. Mi fermavo a guardare le stelle, in spiaggia.
Era il mio momento, cercavo tra le stelle le risposte alle mie domande, ricercavo me stessa che ormai mi ero persa. Non sapevo nemmeno che fine avessi fatto.
Capitava alle volte, che lavorassi di più, o che le serate in discoteca saltassero, ma le stelle no. Mi aspettavano ed io aspettavo loro, erano il mio appuntamento fisso. Loro brillano e io divento brillantosa sotto la loro luce.

BLACK IS BACK

Una mia insegnante, anni fà, mi disse che io ero “una personalità elegante” e che non dovevo vergognarmi di ciò e nascondere ciò, anzi, dovevo farne il mio punto di forza.

Per farmi capire mi fece un esempio, a tratti banale, ma che mi chiarì il concetto: “Non nasconderti dietro il tuo smalto nero, tu sei dolce, sei rosa”.
Per capire tutto ciò ho impiegato anni, davvero.
Ma lei aveva ragione.
Io sono “rosa”.
Io sono una persona che non ha bisogno di tatuarsi qualcosa di ridicolo per sentirsi speciale e diversa “dalla massa”, non necessito di attaccare ed essere volgare laddove non ce n’è bisogno, non devo nascondermi dietro una maschera costruita.
Io sono io e basta, così, col mio modo, col mio essere.
Non smetterò mai di ringraziare quella mia insegnante perché quelle parole mi hanno aperto gli occhi.