ECCE HOMO

Alzarsi
Vestirsi
Letto che cigola
Sole che aspetta fuori.
Io dentro.
Io dentro.
Io dentro.
Colazione.
Avena.
Cani che abbaiano.
Cosa mangio per cena?
Scale scricchiolano.
Uccelli cantano.
Cosa faccio domani?
La cantilena del solitario.
Il single annoiato.
Bucato.
Altro bucato.
Pranzo surgelato.
Caffè.
Altro caffè.
Macchiato.

Altro lavoro.

Altro ritardo.
Cosa aspetto?
Cosa desidero?

IL FIORE VELENOSO

Siamo alla costante ricerca di qualcuno di “giusto”, “perfetto”, “adatto a noi”. Ma anche quando ci sembra di averlo trovato scappiamo, non ci fermiamo mai, perché troppe volte abbiamo donato tutto a chi troppo tardi ha rivelato non volere niente. Ed è vero che la vita con gli anni ci ha reso più apatici, ma in fondo lo sappiamo tutti che rimanere più vuoti di quanto già siamo farebbe troppo male.

MIA MAMMA E IL RICICLO D’ACQUA

Mia mamma mi ha chiamato l’altro giorno e mi ha raccontato che innaffia l’orto con l’acqua che raccoglie dalle verdure che lava nel lavandino e mi diceva che anche nonna a suo tempo innaffiava i fiori per esempio con l’acqua con cui lavava i vestiti a mano e io mi sono un attimo stranita dico ma il sapone? Mamma dice che una volta nonna usava quello che faceva lei in casa per quanto anche se era “sugna”( grasso) di maiale comunque aggiungeva un poco di sapone commerciale e alla fine non è mai morto nessuno per avvelenamento.
Mia mamma fa la differenziata da che ricordo, lo faceva per principio, anche se raccoglievano comunque tutto insieme alla fine, poi hanno introdotto per davvero la differenziata e allora mamma è stata contenta. Mia mamma ha sempre fatto il compost e dato l’umido alle galline.
I miei genitori per innaffiare la terra si sono scavati un pozzo artesiano più di quindi anni fa che da noi in Sicilia la siccità è un problema da decenni, luglio e agosto usavamo le bottiglie di acqua che mettevamo da parte la sera quando dalle 19 da rubinetti l’acqua ricominciava ad uscire fino mezzanotte ora in cui la richiudevano per razionarcela, dicevano che era per colpa della corruzione e della mafia e del resto è così. La gente andava con le bottiglie vuote sotto casa del sindaco perché non poteva lavarsi o cucinare, io per evitare mi lavavo al mare alle docce e mio padre costruì un bagno nel sottoscala esterno, nella villa al mare, e in cima mise un serbatoio in vetro resina, che raccoglieva l’acqua piovana caduta sul terrazzo, e noi ci lavavamo così; era bellissimo, ma non potevamo capire che mentre noi vivevamo di privazioni nessuno  di quelli che dovevano si occupava di risolvere il problema che io ricordo sempre esistito. Le case al sud hanno i serbatoi di acqua sui tetti. Da sempre. E anche se noi avevamo una enorme cisterna sotto la veranda, mio padre era molto parsimoniodo nell’usare quell’acqua preziosa.
I miei mi hanno detto che mentre prima il pozzo per riempire 300 litri di serbatoio impiegava circa mezz’ora, adesso ci vuole più di un’ora.
Mia mamma mi ha detto che ha deciso di fare come me e lavarsi di meno.
Io non so come dirlo a mia mamma che tutte le volte che si è privata di qualcosa c’è sempre stato qualcuno che quella cosa l’ha presa da lei e da altri milioni di persone per farci un profitto che non gli serviva.
Come glielo dico a mamma che lei innaffia i fiori con l’acqua delle verdure e l’Europa vuole riattivare le centrali a carbone perché nessuno è stato in grado di prendere sul serio il disastro a cui stavamo andando incontro e non hanno investito nelle cose più importanti in cambio di voti e potere e che la mafia di cui tutti accusavano i vari sindaci andava ben oltre i sindaci sempre più in alto e ancora in alto così in alto che non possiamo più prenderla.
Noi al sud l’emergenza acqua l’abbiamo sempre avuta e prima di noi l’hanno avuta i popoli ancora più al sud del mondo, c’è gente che muore da sempre a causa della mancanza di acqua e però visto che adesso scorre di meno dai rubinetti di chi conta iniziano a suonare i campanelli.
A me non importa, accada quel che accada non riusciranno mai a farmi sentire in colpa per come ho vissuto o come vivo, per quello che sta succedendo. Questo volevo dire alla fine, non è colpa nostra. È colpa mia che non sto ancora piazzando bombe in nome di mia madre per le attenzioni che ha avuto inutilmente e di mio nipote per il mondo che gli stiamo lasciando.

A LEZIONE DI PILATES

E abbiamo ricominciato pilates, la lezione doveva essere soft, per consentire alle nuove leve di orientarsi e alle più esperte di riprendersi. In realtà il maestro ha avuto la mano un poco pesante..risultato; le novelline erano basite, e noi poiane leggermente esauste. Le nuove sono arrivate molto cariche, inguainate nelle tutine d’ordinaza ma a fine lezione con il fiato corto, e noi…bhe, diciamo che abbiamo scomodato qualche santo e tirato qualche sacramento. Personalmente i muscoli delle mie gambe hanno esaurito il calendario e tutti i santi presenti, gli addominali si sono dati alla macchia e le anche hanno scricchiolato come le foglie in questa stagione. Pazienza, ci siamo consolate con una grigliata (rigorosamente carnivora) a fine lezione, il maestro ha declinato l’invito ( poichè è vegano).

SCHELETRI E ROSE

Questa splendida serigrafia tirata a mano è stata realizzata da Stanley Mouse nel 1998. L’immagine è una delle più durature nella storia del rock ed è la perfetta rappresentazione simbolica dei Grateful Dead e della loro musica. Si basa sul poster creato nel settembre 1966 da Mouse insieme al suo pard Alton Kelley. Mouse ha ricordato: “Andavamo alla biblioteca di San Francisco e sfogliavamo i libri sulla poster art. Avevano una stanza sul retro piena di libri e trovai questa cosa e pensai che era perfetta per un poster dei Grateful Dead”. Quello che Mouse e Kelley trovarono era il “Rubaiyat di Omar Khayyam”, una selezione di quartine attribuite al famoso poeta persiano, tradotte in inglese da Edward FitzGerald e pubblicate tra il 1859 e il 1889. Il libro era illustrato da Edmund Joseph Sullivan e Mouse fu particolarmente attratto da un’illustrazione che accompagnava il versetto 26 del libro. “Odio dirlo”, ricorda Mouse, “ma Kelley lo ritagliò con un temperino. Dico sempre che l’abbiamo fotocopiato, ma allora non esistevano macchine Xerox! E la poesia che accompagna questa illustrazione è fantastica. È breve e dolce e ha a che fare con il vino, le donne e il canto”. Insomma un abbinamento perfetto per il suono dei Grateful Dead. Kelley si appropriò dunque dell’illustrazione di Sullivan in bianco e nero e Mouse la colorò. Il poster che i due realizzarono era destinato a promuovere due concerti dei Dead alla Avalon Ballroom, il 16 e 17 settembre 1966, e contribuì ad accrescere la fama di Mouse e Kelley nella scena dei poster rock di San Francisco.

“O, come with old Khayyam, and leave the Wise to talk; one thing is certain, that life flies;
One thing is certain, and the Rest is lies;
The Flower that once has blown forever dies.”

IL LIMITE

Quale il limite della sofferenza? Ti ricordi il tuo più gran dolore? Era abbastanza forte da farti piangere? Riuscivi a sentire il tuo io disintegrarsi? 

Esiste un tipo di dolore o un limite di esso che ti porta a cancellare il tuo mondo. Non è qualcosa di soggettivo, è qualcosa che è dentro di noi, può essere definito un limite o qualcosa di nascosto dentro di noi. Alcuni possono pensare che sia la parte oscura di noi, alcuni la definiscono pazzia e se fosse la semplice realtà? Solo raggiungendo quel limite mostriamo tutta l’oscurità celata nel nostro animo farlocco. 
Il problema delle persone è che si pongono poche domande ma cercano tante risposte. Risposte che non otterranno mai realmente, perché continueranno a trovare la soluzione più semplice. Non esistono grandi quesiti, esistono solo piccole intuizioni. Ci si limita a pensare al minimo. Esiste solo la superficialità. Il punto è che se la gente si ponesse più domande troverebbe risposte reali. Risposte al proprio malessere, al proprio futuro e le possibilità reali che può avere. Non cercare le giuste domande ci porta a rimanere indietro. Rimaniamo fermi in una vita insoddisfacente che ci blocca in un loop in cui non facciamo altro che pensare: “perché la mia vita è così vuota”. Fatevi le domande giuste, domande che vi spronino a vivere al 100%. Non bloccatevi in risposte che vi portino in un vicolo cieco, cercate risposte che vi portino ad altre domande.

SARÁ ABBASTANZA?

E’ seduto nella sua auto, mi sta aspettando con il motore acceso. Ha un braccio appoggiato alla portiera e una mano sul volante. Mi sembra nervoso. Lo percepisco dal modo in cui serra le dita. Stringerà anche me in quel modo? Apro la portiera e salgo in macchina. All’interno dell’abitacolo c'è un odore buono. E’ il suo profumo. Quando scenderò me lo sentirò addosso. Scuoto la testa. Non mi piace l’effetto che la sua presenza sortisce su di me. Mi fa tremare le gambe e battere forte il cuore. Mi costringe a cercarlo di continuo con gli occhi, come se non ne avessi mai abbastanza. Lo guardo di nuovo. Lui guarda avanti. Ha la cravatta allentata. Le sue mani ... sono tutto ciò che vorrei sentirmi addosso.  “Intendi guardarmi ancora a lungo?” Mi chiede. “Sì.” Non posso mentire. Finalmente si gira verso di me. Ha gli occhi belli, luminosi, grigi. Sembra stupito dalla mia risposta, e in tutta onestà lo sono anch’io. Non sono mai stata timida in vita mia. mordo le labbra, ma non abbasso lo sguardo. Per un istante tra di noi passa qualcosa. I suoi occhi si posano sulla mia bocca. Il pomo di Adamo si abbassa. Lo guardo. Gli pongo quella domanda in silenzio, ma anziché darmi risposta si volta verso la strada e accelera. Sussulto e torno a guardarlo. Sorride beffardo...

LA PARTE OSCURA

Far uscire la parte oscura è pericoloso. Rabbia, rancore, odio, sofferenza e dolore s’accumulano dentro di noi, creano un ammasso d’energia negativa. Come lo si può far uscire senza danneggiare gli altri?
Ci sono dei modi, delle vie, per canalizzare questa energia negativa e trasformarla in positiva.
Quali sono i modi? Lo sport, l’arte, la danza, la musica, le arti marziali, il giardinaggio, la meditazione, lo yoga, l’amore, il volontariato, il fai da te e tanti altri metodi.
Ma facendo queste cose si riuscie a far uscire tutta ma proprio tutta l’energia negativa? Purtroppo no. Infatti se dopo una seduta di meditazione o di pittura torniamo a vivere in un ambiente tossico, distruttivo e malsano, tutti questi metodi non saranno del tutto efficaci ma solo in parte.
Quindi come si fa a gestire il resto dell’energia negativa? Colpendo un cuscino, gridando, zappando, rompendo qualcosa contro il muto, sfogando sulle cose questa energia per evitare che ricada sulle persone che abbiamo intorno o che ricada su noi stessi con autolesionismo.
Ci sono diverse forme d’autolesionismo subdole come quella del cibo ( mangiare troppo o troppo poco), del sesso ( perversioni varie) delle droghe, del fumo, del gioco d’azzardo.
E per curare queste forme d’autolesionismo non bastano gli sport o l’arte ma bisogna fare delle sedute di psicoterapia che possono durare anche molti anni e includere l’uso di farmaci.
Quindi esistono dei disturbi ( d’ansia, depressione, narcisisti, borderlibe ecc… ) che non possono esser curati e risolti solo con lo sport o con vari tipi di hobby e distrazioni ma vanno affrontati insieme ad uno specialista che possa aiutare nel gestire ( e anche contenere) tutta quella energia negativa che spesso è conseguenza, di abusi, violenze, rifiuti o anaffettività da parte dei genitori. Queste cose le sto dicendo perchè c’è molta gente che pensa che si guarisce con lo sporto o con gli hobby o con l’amore.
Tutte queste cose aiutano, è vero, ma chi ha un disturbo serio, grave, invalidante, non deve illudersi che facendo calcio o piantando fiori possa guarire. Ci sono purtroppo dei film fuorvianti in cui si vede gente che guarisce con una storia d’amore o con una scalata in montagna. Il cinema crea illusioni terribili e quindi stiamo attenti quanto diciamo a qualcuno di fare questo o quello perchè non sono gli hobby che fanno guarire ma una psicoterapia seria.