LA SERENITÀ

È che, forse, la serenità è frutto di un’educazione emotiva, di un processo di maturazione personale, individuale, intimo persino. Di un’attenzione nuova e costante a non maltrattarsi l’anima. A sciogliere i nodi. A parare i colpi che la vita ci assesta. Superficiali, a volte. Piccoli ematomi interni che passano in fretta. Dolori immensi, altre volte,  dritti e secchi nel culo, contro i quali nulla si può. E tutti gli altri malesseri, quelli ancora più naif, quelli che ci avvelenano i giorni, le settimane, gli anni; quelli che ci siamo scelti e procurati da soli, in autonomia, e che prima o poi troveremo il coraggio di scaricare, perché a un certo punto diventa una questione di intelligenza, scegliere, distinguere tra cosa merita il nostro dolore e cosa no..  .  
È che, forse, la serenità richiede volontà e impegno. Risolutezza, allenamento, predisposizione. Come la dieta. Come la palestra. Come l’eutanasia per gli amori sbagliati. 

SPERIAMO BENE?

Penso che ci possiamo abituare ai cattivi o almeno capita. Forse ci sembrano più fedeli alla realtà, non perché per forza ci rivediamo in essi; gli eroi forse vengono percepiti come personificazioni delle virtù, molto spesso lo sono, perché sono invenzioni di film, fumetti, libri, etc. Ci sono molte opere dedicate ai cattivi? No, perché gli eroi piacciono, sono così perfetti, sempre coraggiosi, fedeli ai loro principi, sono esempi da seguire. Gli umani, cioè noi, non sono perfetti, forse pensano che fare gli onesti sia da coglioni, sia una fatica non ripagata.
Capita che viviamo di ideali, alcuni forse li rendono concreti, altri non lo fanno, probabilmente siamo tutti buoni con le parole ma a fatti insomma… parlando in generale.
Penso che ci possiamo abitualmeno capita. Forse ci sembrano più fedeli alla realtà, non perché per forza ci rivediamo in essi; gli eroi forse vengono percepiti come personificazioni delle virtù, molto spesso lo sono, perché sono invenzioni di film, fumetti, libri, etc. Ci sono molte opere dedicate ai cattivi? No, perché gli eroi piacciono, sono così perfetti, sempre coraggiosi, fedeli ai loro principi, sono esempi da seguire. Gli umani, cioè noi, non sono perfetti, forse pensano che fare gli onesti sia da coglioni, che il sacrificio sia una fatica non ripagata.
Consapevoli di quello che succede, ma manca l’interesse per un miglioramento. Diciamo “eh sì purtroppo è così”, “speriamo bene”, ma il mondo siamo noi, il bene e il male siamo noi, le scelte di tutti influenzano il mondo. Dovremmo cambiare il modo di vivere, di usare le nostre risorse, di pensare, ma non facciamo abbastanza o nulla per cambiare: non sto dicendo di fare solo quello che serve per raggiungere i nostri obiettivi personali, ma anche quelli collettivi, come grande comunità, i nostri problemi ci accomunano, la causa dei nostri problemi come comunità siamo tutti noi. È vero che questo è un discorso che sembra da ipocrita, utopistico o idealistico e forse lo è, ma gli umani sono capaci di atti straordinariamente positivi. Solo perché il mondo ha fatto sempre schifo non significa che lo debba essere per sempre.
Il mondo è cambiato, il genere umano, per molti aspetti sono migliorati, ma c’è ancora molto da fare: parliamo, discutiamo, votiamo, ma agiamo anche, per il bene di tutti noi. Se siamo così speciali rispetto agli esseri che ci hanno preceduto e a quelli che ancora ci accompagnano dimostriamolo.

DITE TUTTO

Non capisco perché tutto debba essere complicato nei rapporti. Che si tratti di amore, amicizia, famiglia, lavoro. La gente non parla chiaramente, si nasconde dietro mezze parole, segnali impercettibili, pretendendo che l’altro magicamente capisca. Così si creano i fraintendimenti che complicano tutto spesso rovinandolo. Non capisco perché è difficile per la gente essere sincera. una cosa? Chiedila! Qualcosa ti fa star male? Sfogati! Provi un sentimento? Esternalo! Dove sta il problema? Dove sta la paura? Cosa può succedere di così atroce? Basterebbe poco per vivere intensamente la vita e invece ce ne priviamo nascondendo la testa sotto la sabbia. Perché ammettiamolo, ci fa più comodo non viverla una situazione e restare con l’amarezza che uscire invece fuori da se stessi e mettersi in gioco.
Dite, scrivete, esprimete ciò che sentite o desiderate. Datevi sempre una chance.

USCIRE DI NOTTE

Mi piace interloquire con voi e volevo condividere una mia cosa. 
Esco spesso in piena notte, tanto come esco arrivano i gatti che non dormono mai, faccio qualche passo, osservo le stelle, di solito c’è un po’ di vento, sono nella natura/collina, quindi silenzio, poche luci, le stelle si vedono.
Sempre le stesse stelle leggermente spostate per il variare delle stagioni. 
Mi vorrei/mi proietto su stelle lontane, un pianeta tra le stelle delle Pleiadi, esisterebbe una notte li?
O tutto oltre il conosciuto e umanamente visibile.
Riesco a figurarmelo nella mente, i sistemi binari che dicono siano la norma, due soli, noi solo uno ne abbiamo.
Probabilmente per convenienza, due soli contrapposti non ci spettavano.
Il contratto diceva “sole uno e tenere bene il pianeta…”
É un vuotare i pensieri, farli vagare in cose obiettivamente e totalmente inutili, senza senso.
Pensare a cose senza senso è distogliere dal mio costante loop che è il mio essere.
Non metto in dubbio che ci sia un altro essere senziente li fuori che osserva il suo cielo notturno e pensa le stesse cose riferendosi a me quaggiù.
Magari deve distrarsi pure lui, staccare un attimo dal tornare al suo onnipresente presente.
A voi capita di cercare uno stacco dal normale percepire la realtà che ci circonda? ciò che immagino mi si figura nella mente, non mi crea difficoltà farlo, ma una simile immaginazione esclude qualsiasi altro processo in atto, ma poi comunque qui torno…

STRANO

NON SONO STRANO. SONO UN MOSTRO. – Sono un mostro. – Mostro? In che senso? – Sono eccentrico, disfattista, catastrofista, demotivante, evitante, socialmente inaccettabile e impresentabile. – Non sei un mostro. Sei strano. – Essere strano non mi basta. Tutti in un certo senso sono strani. Ognuno è fatto a modo suo. Sai cosa si dice delle persone strane? – Cosa? – I normali dicono: “Quell’uomo è un po’ strano, ma è un tipo a posto”. Usano la parola “strano” per dire che sei uno di loro, anche se a modo tuo. Meglio “mostro”. Nessuno dirà mai: “Quel mostro è uno di noi”. La stranezza è un’astronave che fa rotta verso il pianeta dei normali. È il punto di partenza di un climax inesorabile: all’inizio sei strano, poi diventi originale, particolare, buffo, simpatico. E fai una brutta fine: ti invitano alle apericene, ti reclutano per partite a racchettoni sulla spiaggia, ti prestano dischi di musica neomelodica e libri con orribili copertine fluorescenti scritti da guru new age che esortano a guardare il mondo con gli occhi del cuore, e ti ritrovi a ripetere “a e i o u ipsilon” in un trenino di cento persone durante un party aziendale organizzato così male che c’è penuria di superalcolici. Diventi normale senza accorgertene. – È così terribile? – Certo. Io non sono normale. E non sono strano. Sono un mostro.

PROFEZIE

Perchè i veggenti o i profeti non dicono mai in modo chiaro cosa succederà? Perchè usare misteri e rime che confondono le idee? Perchè non dire tutta la verità e salvare la gente? Perchè segreti di Fatima e altri che non vengono svelati? A che serve conoscere il futuro se poi non lo si capisce in tempo per evitarlo?

LONTANI

Non so se si potrà mai tornare indietro.
Da cosa?
Dall’assenza di tutto.
Dalla mancanza, dalla circostanza in cui siamo oggi, inutili barchini in questo oceano di insolite domande e di risposte vaghe.
Ci siamo guardati come non avevamo mai fatto.
Quello sguardo e’ durato un secondo, ma ci eravamo detti tutto ciò che andava detto.
Ho sorriso, ho chinato la testa da una parte e ho allontanato lo sguardo verso un punto al di là delle nostre opinioni.
Ci stavamo avvicinando ma mai eravamo stati così lontani.
Come ho potuto innamorarmi di te?
L’ho pensato. Ma non l’ho detto.
Come le milioni di altre cose che non avevo avuto il coraggio di estrarre da me stessa.
Potevo contarle tra le costole. Erano ancora li’, tutte intere, e anche un po’ avariate.
Le cose non dette fanno male, ma il dolore va a momenti, quando le soffochi provi un senso di calore interiore, come se le avessi
Messe al riparo, in realtà sei consapevole di averle solo nascoste, come le volte in cui avevo spinto la scopa fin sotto il divano, dove si annidava tutta quella polvere da intere settimane.
Sapevo che erano li’, ma era saperle li’ che mi tranquillizzava in fin dei conti.
Eravamo spacciati, e non solo perché si stavano susseguendo dei tremendi cataclismi, ennesimo terremoto, ennesima bufera di neve a NY, ennesimo tsunami in Giappone.
No, erano le speranze che cominciavano a vacillare. Era come navigare spinti dalla corrente, sai già che non ti salverai.
Un po’ come con te, sapevo sarebbe arrivato il momento in cui avrei ricominciato a vivere, quello in cui i nostri incontri avrebbero rappresentato solo un lontano ricordo, e non ne avrei sentito la mancanza, non sarebbero più stati necessità ma passato.
Oggi, che non mi domando più il perché le cose siano andate come sono andate, capisco tutto ciò che la gente intorno mi ripeteva.
Passerà.
Ed e’ passato, vedi?
Non ti trattengo più. 

NESSUNO CI APPARTIENE

Nessuno ci appartiene, noi non apparteniamo nessuno, né nel cuore né nel corpo. Indispensabile non dissolversi nell’altro se non si vuole finire alla neuro. I miei cassetti sono miei e basta e se io non te lo permetto tu non devi aprirli per nessuna ragione (anche perché poi mi trasformo in Roland Barthes come puoi vedere, ndr). Ora che li hai aperti però io ti perdono perché ti voglio bene, perché posso comprenderti. Ma non aspettarti che io faccia lo stesso e non pensare nemmeno che se non lo faccio è perché non mi importi di te. Perché vivere così? Qual è il senso.. Puoi scegliere di non stare con me perché non ti fidi o di stare con me anche se non ti fidi. Dove sta scritto che i rapporti devono essere solo in un certo modo per essere autentici. Io credo che la fiducia sia altro, che sia più vicina a quella tra genitori e figli e meno vicina a quella ricercata dall’orgoglio personale o dal desiderio di possedere l’altro, in cui tutti prima o poi siamo ovviamente caduti. So che per alcuni l’idea che la persona che ami possa essere toccata da qualsiasi altra persona è motivo di scompensi cardiaci di rottura di disperazione di sfiducia di odio e di umiliazione. Ma qual è la realtà dietro a tutto questo sentire? Secondo me è una realtà triste. Non dovremmo lasciarci andare a delle emozioni di questo tipo. è bello crescere fianco a fianco, cadere insieme, farsi coraggio, sapere che ci si può aiutare nei momenti bui e anche farsi male a volte. Perché parlo così? Non sempre tutto va bene. Guardiamoci un attimo dentro, al di fuori delle nostre relazioni, solo noi per come siamo. Tutti nella vita abbiamo avuto dei momenti di sbandamento, di crisi, di sfiducia in noi stessi, di rabbia, di rassegnazione, momenti in cui magari ci siamo comportati male e abbiamo deluso i nostri genitori amici professori e tutte le aspettative che si appiccicano inevitabilmente alla nostra esistenza. Magari ci siamo buttati in brutti giri, abbiamo rubato tradito provocato sofferenza e ci siamo dilaniati nel corpo e nell’anima. Poi ci siamo ripresi, poi siamo ricaduti. Ecco, io credo che se i rapporti sono fatti di persone vere allora è inevitabile che i rapporti siano come le persone. Io ti amo perché ti rispetto, perché ti stimo, perché sei pieno di colori, perché mi sciolgo quando mi sorridi, perché darei via gli organi per te. Non ti amo perché sei mio ma ti amo perché sei tu.