LITIGARE IN SOGNO

La parola più importante in questo periodo è “umana”. Ho smarrito la vecchia via perché in realtà ho dimenticato il piacere di scoprire cose nuove – mi sono concentrata solo sulla competizione, il profitto, e il voler diventare una donna di successo (chi non lo vorrebbe?). Per non diventare come chi mi circonda, che da sempre mette da parte le proprie aspirazioni. Allora, per non diventare una di loro, azzeri emozioni, piaceri, immaginazioni. Tagli tutto via. Oggi ho sognato una mia ex amica – che faceva la stessa cosa mia, che pur amando il sapere, pur essendo naturalmente molto umana, davvero non aveva bisogno di somigliare a nessun altro – che si era chiusa in un mondo dove non esisteva la contraddizione, la parolaccia, il lasciarsi andare un po’, e infatti anche per questo ha smesso di frequentarmi (ha smesso di frequentare quasi tutti, credo (e invece tendeva a essere una persona molto socievole, l’abbiamo vista chiudersi e spegnersi e non ci ha nemmeno dato il permesso di entrare nel suo mondo – ci ha solo tagliati via senza nemmeno avere il coraggio di replicare). Ho sognato che la volevo ricontattare, che le scrivevo su whatsapp come se avessi ancora il suo numero, ma lei mi rispondeva solo con un audio dove mi canzonava assieme a sua madre (io da sempre penso che siano stati anche i suoi genitori a farla allontanare da noi amiche). Allora io rispondevo arrabbiata che era un conflitto tra noi ragazze, che se la doveva smettere di mettere in mezzo sempre i suoi, e che anche la madre si sarebbe dovuta fare i fatti suoi, non era una ragazzina (era solo ridicola). Lei continuava e ora metteva in mezzo anche il padre, che diceva che io sbagliavo e bla bla bla, cosa sbagliavo poi? A volerla sentire?!? Allora le rispondevo  <> mi sentivo veramente ferita e inquieta, non capivo perché si comportasse così con me. Siccome vedevo che aveva voglia di litigare, perché mi stava per replicare, io andavo alle impostazioni e la bloccavo. Non ne volevo sapere più, mi ero stancata e l’avevo mandata al diavolo. Non c’era più nient’altro da sentire, da ripeterle, da sentirmi ripetere, da capire ora che mi ero fianlemnte resa conto. Come se fosse una rivelazione. Mi sveglio molto nervosa (un po’ delusa?) con la strana sensazione come se il sogno mi avesse veramente fatto capire/cogliere qualcosa di lei che non avevo recepito finchè ci ho avuto a che fare nella vita reale.

IL BUONGIORNO

Al mattino presto sono poche le luci accese nei palazzi che mi circondano. Sono piccole lanterne che confermano che c’è vita in questi edifici oscuri dalle pareti grige o di un pallido e scialbo giallo che infondono tristezza.
Talvolta, mentre nel cielo cerco la luna, mi guardo attorno per vedere se altri tra i pochi svegli hanno lo stesso bisogno di pronunciare al silenzio e al cielo il canto tenero del proprio risveglio.
Purtroppo no, non ci sono volti che scrutano il cielo; tutti dediti all’attività del giorno, tutti dimentichi della sua poesia, nessuno saluta quel giorno affinché sia anche un giorno buono nonostante le difficoltà che si incontreranno probabilmente, ma forse anche no.
Forse, diranno, io sono un’inguaribile romantica, oppure una che non ha altro da fare, ma non è così, sono solo una che ama dare il giusto peso a ogni cosa anche al poter condividere nel silenzio dell’alba il ringraziamento e la meraviglia e lo stupore di essere ancora vivi.
Augurare il buongiorno al giorno è una cosa che ho sempre fatto, sin da piccola, una sorta di rituale, una preghiera silenziosa nel riconoscimento di qualcosa per cui valga la pena lottare: la bellezza del respiro di ogni giorno.
Augurare il buongiorno al giorno è, per me, come assumersi la responsabilità di quello che accadrà nel corso delle ore per esserne consapevolmente artefici e non succubi, nonostante la routine possa rischiare di condizionare le azioni del nostro tempo.
Cerco nel celo al mattino la nobile umiltà dei cuori semplici che non cancellano il proprio respiro nell’affanno né castrano il battito delle proprie ali perché sottoposti al tran tran consueto delle cose, ma che, oltre di esse, sanno ancora scorgere e amare la luce del sole e sentire sulla pelle la carezza della luna accogliente.
Buongiorno, allora, e che non solo sia un buon giorno, ma un giorno buono.

LONTANI

Non so se si potrà mai tornare indietro.
Da cosa?
Dall’assenza di tutto.
Dalla mancanza, dalla circostanza in cui siamo oggi, inutili barchini in questo oceano di insolite domande e di risposte vaghe.
Ci siamo guardati come non avevamo mai fatto.
Quello sguardo e’ durato un secondo, ma ci eravamo detti tutto ciò che andava detto.
Ho sorriso, ho chinato la testa da una parte e ho allontanato lo sguardo verso un punto al di là delle nostre opinioni.
Ci stavamo avvicinando ma mai eravamo stati così lontani.
Come ho potuto innamorarmi di te?
L’ho pensato. Ma non l’ho detto.
Come le milioni di altre cose che non avevo avuto il coraggio di estrarre da me stessa.
Potevo contarle tra le costole. Erano ancora li’, tutte intere, e anche un po’ avariate.
Le cose non dette fanno male, ma il dolore va a momenti, quando le soffochi provi un senso di calore interiore, come se le avessi
Messe al riparo, in realtà sei consapevole di averle solo nascoste, come le volte in cui avevo spinto la scopa fin sotto il divano, dove si annidava tutta quella polvere da intere settimane.
Sapevo che erano li’, ma era saperle li’ che mi tranquillizzava in fin dei conti.
Eravamo spacciati, e non solo perché si stavano susseguendo dei tremendi cataclismi, ennesimo terremoto, ennesima bufera di neve a NY, ennesimo tsunami in Giappone.
No, erano le speranze che cominciavano a vacillare. Era come navigare spinti dalla corrente, sai già che non ti salverai.
Un po’ come con te, sapevo sarebbe arrivato il momento in cui avrei ricominciato a vivere, quello in cui i nostri incontri avrebbero rappresentato solo un lontano ricordo, e non ne avrei sentito la mancanza, non sarebbero più stati necessità ma passato.
Oggi, che non mi domando più il perché le cose siano andate come sono andate, capisco tutto ciò che la gente intorno mi ripeteva.
Passerà.
Ed e’ passato, vedi?
Non ti trattengo più. 

C’ERI TU

Questo è di nuovo un periodo in cui penso esageratamente al sesso con te. A quello che facevamo e a quello che potremmo ancora fare.
Va a ondate questa cosa. E a volte mi dispiace, perché siamo stati molto di più e molto altro e invece, a distanza di anni, ogni volta che ci ripensiamo, sembra che finiamo sempre per riuderre tutto a quello.
Eppure mi rileggo quel tuo “che ti farei”, scritto qualche mese fa, a commento di una foto che avevo messo qui sul blog e mi ricordo talmente bene il tuo tono animalesco nel dirmelo che mi sembra che tu me lo stia sussurrando all’orecchio adesso, magari in pubblico, come ti piaceva fare…
E ora come allora, immergendomi e ubriacandomi di questo ricordo quasi tangibile, mi si inumidiscono le mutandine…
E mi prende la voglia di accarezzarmi, prima solo sopra le mutandine, a sfiorarla appena, quella voglia inappagata, per poi rendermi conto che ho solo voglia di te, della tua bocca, della tua lingua, del modo in cui mi fai sentire schiava di questo desiderio violento che solo tu hai saputo soddisfare fino a scoparmi il cervello e all’improvviso sposto le mutandine e mi affondo due dita dentro, che scivolano immediatamente nel lago che si è fatto nel frattempo, ma non è lo stesso.
Non ci sei tu che mi sussurri porcate all’orecchio, non ci sei tu che mi imbarazzi, volontariamente, che mi costringi a pregarti di sbattermi, di farmi prendere il bocca il tuo splendido cazzo, di succhiartelo, in ginocchio, fino a tirarti via l’anima, no.

IL CORTEGGIAMENTO

Riportiamo in auge il corteggiamento.
I lenti corpo a corpo, i pacchettini da scartare eccitati, gli sguardi dietro al bicchiere.
Indosso tacchi da 10 cm in su, quelli alti che urlano come se dicessi ad ogni passo ” Eccomi qua”.
Quindi lascio briciole succose sul corpo, proprio come deve aver fatto una giovane Gioconda col gelato che colava lungo il cono.
Luogo di villeggiatura per famiglie. La radio accesa dal mattino che appare stampata sulla carta delle cartoline spedite a fine agosto.
Due sconosciuti si conoscono e si amano. La storia più semplice del mondo. Non esiste altro se non quella scoperta dell’altro.
Viaggio nel tempo insieme a te. Torno a quegli anni mai vissuti ma di cui sono summa dalle generazioni passate. Vedi le mie espressioni schive, sempre più rarefatte ora. Accarezzi i pizzi e i macramè, inframmezzati dal più morbido cotone bianco. Non manca mai quello.
Al mare le ciabattine e i sandali; slacciarli tutti con serafica calma. Aprire i bottoni uno per ordine e in religioso silenzio mentre si incontrano due paia di occhi, verdi e nocciola. In seguito, senza saltare. Non si salta nulla nella storia d’amore estiva.
Nemmeno i pianti, soprattutto quelli. Perché fanno da pozza per i semi dei sorrisi pieni di domani.
Sono una vacanziera della spa adesso, piscina e lettino con massaggi. Niente ombrellone nelle prime file occupato al mattino presto per non arrecare danni alla pelle delicata dell’inverno. Quel pizzico di furbizia deriva dal sangue meticcio, bruciato sotto il corpo di un uomo che per me è grande, grandissimo.
Mi inviti a pranzo, mi porti fuori e vorrei solo sporcarci le mani col fritto al cartoccio e traferire l’unto sui vestiti e le carte da gioco.
Sei l’ottimismo del boom economico, la mia stagione speranzosa che dura più di tre mesi, molti di più.
Compro per noi canzoni dei Massive Attack, Wardruna, Oasis e Korn.

IL BOSCO PER NOI

Sono pronta, scendo in macchina e mi avvio nel luogo in cui incontrerò il mio prescelto …
Squilla il telefono, è lui, rispondo dicendogli che a breve giungerò a destinazione.
Pochi minuti dopo sono a casa sua, prendo la mia vecchia tuta e il mio vecchio casco scendo in cortile, ed eccolo lì.
Vestito di nero latex lucido mi osserva con i suoi lucenti occhi azzurri.
Mi affascina, mi rapisce la mente, mi dona senso di libertà, il suo portamento è estremamente elgante, quanta classe in esso,
mi osserva e pare mi sussurri ” Prendimi, fammi tuo “.
Mi avvicino a lui, lo accarezzo dolcemente come per sentirne l’essenza,
Gli parlo amichevolmente e gli sussurro ” Questa notte è nostra “.
Salgo sulla sua moto, la sua voce è sensuale, suadente, mi avvinghio a lui. Lui accellera e scappa via.
Eccoci, siamo quasi arrivati, un bosco stupendo, degno della Strega di Blair…
Quanti ricordi su queste strade, belli e brutti,
quante volte mi ritrovavo quì la notte a perdermi tra gli alberi e la luna insieme adelle amiche,
e adesso … dopo tanto tempo … eccomi di nuovo quì.
Non credevo nemmeno che un giorno sarei tornata in questo posto, e invece, qualcosa mi ha detto di ritornare e portarci lui. È il prescelto.
Non so cosa, ma questa notte lui me lo dirà,
me lo farà sentire, mi farà vivere un’altro sogno.
Siamo pronti, è giunta l’ora … Il suono del motore copre ogni cosa,
attendo euforica che scenda dalla moto e s’inginocchi per dare vita a questa notte speciale.
Lui non ha nessuna paura, nessun pensiero,
nessun dubbio. Si fida di me e solo questo deve riempire la sua mente.

I TRAMONTI

Io amo i tramonti, forse spaventano chi teme di sprecare il proprio prezioso tempo con le persone sbagliate, nei luoghi sbagliati, svolgendo il lavoro sbagliato, vivendo la vita sbagliata. E allora si che i tramonti fanno paura, perché dicono che un altra giornata è andata e non tornerà mai più. Ci ricordano che il nostro tempo non è infinito, che anche noi siamo come il sole che nasce, per un po’ resta lassù, poi inizia a scendere e sparisce dall’altra parte, dove forse c’è qualcosa o forse no. Io invece li amo perché sono la dimostrazione che anche qualcosa che finisce può essere bello. In fondo che cosa rende la nostra vita un esperienza così fragile e preziosa? Il fatto che non dura per sempre. Lo stesso vale per un bacio, un viaggio, un buon libro, una canzone che passa alla radio, un arcobaleno, un sogno, un abbraccio e potrei continuare all’infinito. Tutte queste cose sono speciali perché sappiamo che non durano per sempre e questo non dovrebbe farci paura ma spronarci a viverle ancora più intensamente, con più passione, coinvolgimento e lentezza. A non sprecare nemmeno un attimo, a non rimandare a domani la nostra felicità.

MIA MAMMA E IL RICICLO D’ACQUA

Mia mamma mi ha chiamato l’altro giorno e mi ha raccontato che innaffia l’orto con l’acqua che raccoglie dalle verdure che lava nel lavandino e mi diceva che anche nonna a suo tempo innaffiava i fiori per esempio con l’acqua con cui lavava i vestiti a mano e io mi sono un attimo stranita dico ma il sapone? Mamma dice che una volta nonna usava quello che faceva lei in casa per quanto anche se era “sugna”( grasso) di maiale comunque aggiungeva un poco di sapone commerciale e alla fine non è mai morto nessuno per avvelenamento.
Mia mamma fa la differenziata da che ricordo, lo faceva per principio, anche se raccoglievano comunque tutto insieme alla fine, poi hanno introdotto per davvero la differenziata e allora mamma è stata contenta. Mia mamma ha sempre fatto il compost e dato l’umido alle galline.
I miei genitori per innaffiare la terra si sono scavati un pozzo artesiano più di quindi anni fa che da noi in Sicilia la siccità è un problema da decenni, luglio e agosto usavamo le bottiglie di acqua che mettevamo da parte la sera quando dalle 19 da rubinetti l’acqua ricominciava ad uscire fino mezzanotte ora in cui la richiudevano per razionarcela, dicevano che era per colpa della corruzione e della mafia e del resto è così. La gente andava con le bottiglie vuote sotto casa del sindaco perché non poteva lavarsi o cucinare, io per evitare mi lavavo al mare alle docce e mio padre costruì un bagno nel sottoscala esterno, nella villa al mare, e in cima mise un serbatoio in vetro resina, che raccoglieva l’acqua piovana caduta sul terrazzo, e noi ci lavavamo così; era bellissimo, ma non potevamo capire che mentre noi vivevamo di privazioni nessuno  di quelli che dovevano si occupava di risolvere il problema che io ricordo sempre esistito. Le case al sud hanno i serbatoi di acqua sui tetti. Da sempre. E anche se noi avevamo una enorme cisterna sotto la veranda, mio padre era molto parsimoniodo nell’usare quell’acqua preziosa.
I miei mi hanno detto che mentre prima il pozzo per riempire 300 litri di serbatoio impiegava circa mezz’ora, adesso ci vuole più di un’ora.
Mia mamma mi ha detto che ha deciso di fare come me e lavarsi di meno.
Io non so come dirlo a mia mamma che tutte le volte che si è privata di qualcosa c’è sempre stato qualcuno che quella cosa l’ha presa da lei e da altri milioni di persone per farci un profitto che non gli serviva.
Come glielo dico a mamma che lei innaffia i fiori con l’acqua delle verdure e l’Europa vuole riattivare le centrali a carbone perché nessuno è stato in grado di prendere sul serio il disastro a cui stavamo andando incontro e non hanno investito nelle cose più importanti in cambio di voti e potere e che la mafia di cui tutti accusavano i vari sindaci andava ben oltre i sindaci sempre più in alto e ancora in alto così in alto che non possiamo più prenderla.
Noi al sud l’emergenza acqua l’abbiamo sempre avuta e prima di noi l’hanno avuta i popoli ancora più al sud del mondo, c’è gente che muore da sempre a causa della mancanza di acqua e però visto che adesso scorre di meno dai rubinetti di chi conta iniziano a suonare i campanelli.
A me non importa, accada quel che accada non riusciranno mai a farmi sentire in colpa per come ho vissuto o come vivo, per quello che sta succedendo. Questo volevo dire alla fine, non è colpa nostra. È colpa mia che non sto ancora piazzando bombe in nome di mia madre per le attenzioni che ha avuto inutilmente e di mio nipote per il mondo che gli stiamo lasciando.