UN FIORE DI PELLE

( A BloodyGhost)

Ascoltami.

Respira.

Respira.

Stai cercando di contattare qualcuno ma non c’è nessuno. La solitudine è dolore. Dolore che scorre nella tua testa. Schiacciandoti, distruggendoti, spezzando la tua anima in milioni di piccoli pezzettini. E improvvisamente, tu non sei più tu. Sei parte di qualcosa di diverso. Parte di una forza negativa.

Ma ecco, vedi quel filo dorato? Lo vedi bene? È minuscolo come un capello. Sottilissimo ma può reggere mille elefanti. Quel filo attorciglierà il tuo cuore, perchè è ancora lí, e tu non sarai più il fantasma di te stesso.
Credi che il tuo essere sia finito ma hai trovato la via arcana che ti ha portato a me.


Respira.

È tempo di arrossare i tuoi polsi e di far vibrare la tua schiena. Non hai mai sentito in tutta la tua vita il fremito del vero dolore. Ti eri perso nel guro della sofferenza astrale.


Oh giovane schiavo, in men che non si dica conterai le dita dei miei piedi da cosí vicino che entreranno nei tuoi occhi per sempre.
E là dove tu vuoi aspirare la mia essenza, là io sferrerò il primo colpo col mio fiore di pelle.

E TU NON SAI

Ti guardo, ma vorrei non farlo; perché guardarti mi rende consapevole di quel qualcosa che senti sotto l’altezza dello stomaco e che ti fa accelerare i battiti del cuore.Ti guardo ma non voglio pensare ad altro; voglio essere senziente ma non riflettere sul significato di tutto ciò, perché riflettere mi porterebbe alla conclusione che tu, probabilmente, non sai neanche che esisti.O forse per te sei solo lo strano essere diverso che io guardo da lontano, magari è proprio per questo che arrivi sempre tardi a lavoro. Non voglio dover riflettere perché non posso permettermi il lusso di prendermi qualcuno che non conosce la Dominazione, che non si vede o che si sente semplicemente repellente.
Non voglio guardarti perché non voglio riflettere sul tuo bisogno di sfiorarmi a caso mentee mi porgi dei fogli o mentre mi chiedi cosa faccio stasera.
Non hai idea di cosa io potrei farti se ti legassi senza spiegarti chi sono. E non voglio dirtelo. Sei curioso e lo capisco. Ma io devo gestire ogni minuscola cellula della mia vita e tu non sei pronto per starmi sotto.

NESSUNO CI APPARTIENE

Nessuno ci appartiene, noi non apparteniamo nessuno, né nel cuore né nel corpo. Indispensabile non dissolversi nell’altro se non si vuole finire alla neuro. I miei cassetti sono miei e basta e se io non te lo permetto tu non devi aprirli per nessuna ragione (anche perché poi mi trasformo in Roland Barthes come puoi vedere, ndr). Ora che li hai aperti però io ti perdono perché ti voglio bene, perché posso comprenderti. Ma non aspettarti che io faccia lo stesso e non pensare nemmeno che se non lo faccio è perché non mi importi di te. Perché vivere così? Qual è il senso.. Puoi scegliere di non stare con me perché non ti fidi o di stare con me anche se non ti fidi. Dove sta scritto che i rapporti devono essere solo in un certo modo per essere autentici. Io credo che la fiducia sia altro, che sia più vicina a quella tra genitori e figli e meno vicina a quella ricercata dall’orgoglio personale o dal desiderio di possedere l’altro, in cui tutti prima o poi siamo ovviamente caduti. So che per alcuni l’idea che la persona che ami possa essere toccata da qualsiasi altra persona è motivo di scompensi cardiaci di rottura di disperazione di sfiducia di odio e di umiliazione. Ma qual è la realtà dietro a tutto questo sentire? Secondo me è una realtà triste. Non dovremmo lasciarci andare a delle emozioni di questo tipo. è bello crescere fianco a fianco, cadere insieme, farsi coraggio, sapere che ci si può aiutare nei momenti bui e anche farsi male a volte. Perché parlo così? Non sempre tutto va bene. Guardiamoci un attimo dentro, al di fuori delle nostre relazioni, solo noi per come siamo. Tutti nella vita abbiamo avuto dei momenti di sbandamento, di crisi, di sfiducia in noi stessi, di rabbia, di rassegnazione, momenti in cui magari ci siamo comportati male e abbiamo deluso i nostri genitori amici professori e tutte le aspettative che si appiccicano inevitabilmente alla nostra esistenza. Magari ci siamo buttati in brutti giri, abbiamo rubato tradito provocato sofferenza e ci siamo dilaniati nel corpo e nell’anima. Poi ci siamo ripresi, poi siamo ricaduti. Ecco, io credo che se i rapporti sono fatti di persone vere allora è inevitabile che i rapporti siano come le persone. Io ti amo perché ti rispetto, perché ti stimo, perché sei pieno di colori, perché mi sciolgo quando mi sorridi, perché darei via gli organi per te. Non ti amo perché sei mio ma ti amo perché sei tu.

LA PROVA

Mi sta mettendo alla prova. Vuole percepire il battito del mio cuore e il suono nascosto del mio respiro. Vuole sapere senza possibilità di errore se sono pronta ad ascoltarlo. “Non l’hai fatto e te lo avevo ordinato” sentenzia, poi si tocca la cintura dei pantaloni. Mi dice ” Lo sai cosa ti aspetta vero?”.
Io guardo quella mano forte, le sue nervature, vedo la sua erezione già sotto e mi bagno e desidero la sua forza e sono io che ho fatto apposta a non fare ciò che mi aveva detto. Perchè voglio che quella mano decida il ritmo della mia punizione e dopo lui vorrà piegarmi ancora di più e aprire quel buchino che non è mai stato dilatato da nessuno. E io urlerò e lui sarà felice di aver scelto me, novizia ritrosa, tra tutte le schiave esperte che gli si erano offerte.
Alza di scatto il capo e mi travolge con un bacio che sa d’amore e di vendetta insieme. È così, che sta archiviando l’intera faccenda.

SLAPPAVI

Quella volta che ti sei inginocchiato davanti a me e ti sei nutrito vale per tutti i pompini forzati a donne che non volevano.

Il tuo leccare affamato, quel lappare rumoroso era nutrimento attivo da fonte fresca e acquosa.

A quattro zampe come un animaletto docile volevi la tua razione e io, domatore di leoni a capo del circo, ho esaudito il tuo desiderio è bisogno primario.

La fame, o sete che dir si voglia, ti fa gli occhi allungati, come fossero più attenti a quanto cibo ingurgiterai da me. Forma liquida e odorosa per il tuo lungo pompare e schiacciarmi.

In quel momento ho ripreso forza donandoti la mia parte più pura. Ti accarezzavo la testa come una bestiolina grata al suo padrone.

Mi hai guardato, hai aspettato che ti invitassi ad avvicinarti di più e hai bevuto.

Quanto bevi quando sei con me, eh? Ti sazi, ti ingozzi che ti scivola fuori dalla bocca e inumidisce la barba.

Sono graffiata, segnata, irritata dopo il tuo passaggio; il vantaggio di una pelle sensibile è essere mappa di ogni cosa che mi succede.

Le ditate nei fianchi, il culo preso a schiaffi, le labbra gonfie e tutto intorno l’irritazione di una pretesa senza ma.

Quando ci siamo chiesti: “questo forse no”? Non ti ho forse liberato in gola succhi e altri miei liquidi? E me ne sono presa altrettanti in dosi e qualità che mi aggradavano al momento che ritenevo opportuno.

Vedi non è tanto spingersi oltre certi limiti, perché di limiti non ne abbiamo messi se non il bene al di sopra di tutto. Se manca quello niente ha senso. Quella lanterna che illumina i due corpi è più che sufficiente, anzi è l’unica necessaria spia per proseguire.

Prostati ancora a me.

Siedi per terra e celebra la tua fonte di gioia che si spalanca piano, separando le carni chiuse a petalo e sorridendoti nuda perché tu ci si ficchi lì e ci resti a lungo. Più lungo e alla cruda carne scoperta come non hai mai fatto.

FUMI? NO.

Nell’immaginario maschile spesso ho ritrovato la figura di questa donna fumatrice, forse una madre o una zia ( mi dicono in tanti che la zia è colei che avvicina di più il nipote al sesso) e che quest’atto di fumare lo trovano eccitante. Addirittura a certuni fa piacere persino avere la cenere buttata addosso oppure in bocca. Cosa che io trovo disgustosa. Comunque che sia nei loro desideri a me non interessa. Io non fumo e non ho intenzione di fumare solo per rispecchiare il ricordo di una donna megera del loro passato. No, non se ne parla proprio. Io non faccio mai ciò che si aspettano gli altri.

COS’È UN PADRONE?

Cos’è un Padrone?

uno che scopa?

ho già tutto il sesso che voglio.

cos’è un Padrone?

uno che vuole sesso orale?

Lo faccio già a tutte le ore.

Cos’è un Padrone?

uno che ama farsi chiamare Signore?

Non ne ho bisogno, odio gli sterotipi.

Cos’è un Padrone?

uno che ti dice cosa fare?

Ho già tanto da fare ogni giorno.

Cos’ha a che fare un Padrone con me?

Vuole usarmi, aprirmi, possedermi?

È quello che vogliono far di me tutti gli uomini!

Cos’hai tu di diverso da loro?

SENTIRTI DENTRO

Voglio sentirti, provare il calore dei tuoi impulsi….

Carnali… Passionali… Quasi volgari ma colmi di lussuria…

Voglio guardare la tua testa avvolta dal buio…

Voglio dominare il tuo respiro ad ogni mia spinta…

Una forzatura ritmica ma libidinosa…

Ti mordo il collo…la tua pelle profuma di sesso sudore e desiderio…

Sento la tua voce smorzata dalle mie mani che ti ficcano in bocca i miei slip bagnati di squirting…

Voglio provare a vedere se le mie curve ti mettono ancora paura…

Non hai limiti…non hai più freni inibitori…

Hai meritato una bella Regina sopra di te…

Voglio sbatterti come un coniglietto indifeso…

Avvolgermi con i tuoi impulsi afrodisiaci…

Non avrai i miei piedi oggi ma avrai me…

Hai meritato qualcosa che concedo a pochi…

SUCCEDE QUALCOSA

Sudore caldo,

lecchi come se volessi divorarmi,

lecchi come se volessi assorbirmi tutta.

Quella parte di desideri che avevi isolato

adesso sono tutti liberi,

e lecchi come se dovessi scoprire un mondo,

il mondo che ti eri negato.

Hai scelto d’appartenere

e noi staremo qui,

senza cadere,

senza esitare mai.

Ti condurrò dentro la sostanza di tutte le tue debolezze

e sarò sempre più forte di te.

Dico il tuo nome ed è un premio riconoscerti

come mio schiavo.

VORREI LASCIARMI ANDARE

A volte vorrei lasciarmi andare, allentare il controllo, essere diversa, osare perdere questo comando. Forse sarebbe un’esperienza utile. Potrebbe esistere una persona più forte di me? Mi viene da ridere. Ma davvero non so chi potrebbe sfidarmi, piegarmi e vincere la mia mente. Non ho mai conosciuto finora nessuno che mi tenesse testa. Cioè, ho conosciuto tanti Master ma nessuno ha mai osato. Troppo gentili? Troppo deboli? Troppo educati? Bè, alcuni, quelli che mi hanno fatto la proposta, erano troppo lontani in effetti e ho dovuto declinare. Ah ah ah, è davvero strano.