I MIEI ALBERI PREFERITI

Ieri guardavo un cipresso. Non so se fosse maschio o femmina, ma so che in latino sarebbe femmina. “Cupressus alta”, si direbbe; e, nel caso specifico, sarebbe anche “spettinata”. 
Mi piacciono un sacco i cipressi: non ci vedo nulla di funereo, ma non ho mai compreso perché mi facciano tanta simpatia. Ieri però, guardando le punte scomposte delle fronde di quel preciso cipresso, cresciuto tanto da scavalcare mura, tetti e comignoli – somigliava a me quando i capelli mi si allungano, e si ribellano al taglio del barbiere facendo germogliare ancora il riccio – ho capito il motivo: i cipressi sono affidabili, affidabili 99 volte su 100. Li pianti a terra e sai che si eleveranno dritti, saranno un argine, faranno sembrare tutto in ordine, tutto accettabile. Riempiranno, senza ingombrare e si sforzeranno di raggiungere il cielo, mentre affondano le radici nell’infinito che c’è. 
E ti dimostrano che sì, stanno in fila indiana tutti ben custoditi, ma solo perché lo vogliono; ché se li esasperi ci mettono un attimo a diventare sghembi, lasciandoti di stucco. O magari anche se non li esasperi, solo per ricordare al mondo che la grazia è dote di natura, ma spesso anche una scelta. E allora non c’è verso di tornare indietro: o accetti la loro imperfezione, riconoscendone la fatica o li mutili. O, magari, li aiuti.
Dovremmo imparare dai cipressi, dal modo in cui ci accompagnano lungo la strada, anche quando è fatta di vuoti incolmabili. E dovremmo amarli di più e riconoscerli, specialmente quando si spettinano.

SPERIMENTARE

Sperimentare prima di tutto su se stessi vuol dire cercare di capire cosa proverà l’altro. Andare con un Padrone, cercare di capire le forzature, le costrizioni, le punizioni altrui, mi ha fatta sperimentare certe cose che non conoscevo. Per esempio i bavagli, il morso, tutte quelle cose che vengono messe in bocca, per evitare che una schiava parli o si opponga.

A me essere imbavagliata fa provare in maniera molto forte la sensazione di sottomissione. L’impossibilità di esprimersi a pieno.
Il mio Fantastico compagno di giochi ha una passione per le varie ball gag( non sono esperta in materia e non conosco tutti i nomi perchè io preferisco mettere in bocca i miei slip o qualcosa di mio personale), per ora mi ha fatto provare la ball gag normale la palla con i fori e poi il bagaglio che ha solo un cerchio vuoto una specie di anello di metallo.
Personalmente la questione bava è abbastanza imbarazzante, in un certo momento ero con il viso rivolto verso il basso e ha cominciato a colarmi tutta la bava sul pavimento e anche i gemiti/rumori soffocati che escono non sono il massimo dell’agio.
Però tolti questi piccoli particolari non mi fa provare un senso di umiliazione. Lo trovo un oggetto abbastanza erotico e sensuale , forse per l’effetto che so fare su di lui ma credo che in generale l’immagine di una ragazza imbavagliata con la ball gag sia di piacevole impatto visivo.

Mi piacciono anche le harness gag, le trovo molto più complesse e più intriganti.

LOTUS GUYS

Ho cambiato idea. Prima, fino a poco tempo fa, preferivo i capelli lunghi biondi nei ragazzi. Adesso invece mi è presa questa cosa dei capelli sottili e neri. Colpa dei coreani? Potrei farci un pensierino e prendermi uno slave asiatico e farlo vestire cosí, ventaglio compreso.

ASMODEO

Nei primi anni del 1600, nel monastero di Loudun (Francia), vi fu un caso di possessione diabolica di massa che, come si evince dai documenti degli inquisitori, fu causato dal sacerdote Urbain Grandier che strinse un patto scritto con le più alte gerarchie infernali (e per questo fu giustiziato sul rogo).

Il risultato fu che tutte le monache del monastero furono preda dei demoni e, in particolare, l’eccentrica e giovane suora Giovanna Degli Angeli figlia del barone Louis Bécier.

In aiuto di Giovanna fu inviato un prete, Padre Gault, che durante vari esorcismi riuscì a espellere alcuni demoni e fu talmente accorto e minuzioso da farsi scrivere un patto scritto addirittura firmato dal demone Asmodeo (tramite la mano di Giovanna). Questo documento, la cui veridicità è tutt’ora in discussione, è conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi ed è così traducibile: “Prometto che per lasciare questa creatura, le farò sotto il cuore un taglio lungo quanto una spilla che forerà e insanguinerà camicia, busto e vestito. E domani, sabato 20 maggio, alle ore cinque del pomeriggio, prometto che i demoni Gresil e Amand faranno simili fori, ma un pochino più piccoli. Inoltre approvo le promesse fatte da Laviathan, Behemot, Beherie e dai loro compagni, di firmar, partendo, il registro della chiesa di Santa Croce.

Addì, 19 maggio 1629.

Asmodeo

Il significato del documento appare abbastanza criptico ma, comunque, interpretabile; Asmodeo, forte dell’alto rango infernale, si fa portavoce anche per gli altri demoni e promette di “liberare” il corpo della monaca in cambio di un piccolo taglio dal quale sgorgherà il sangue della giovane (un buon osservatore potrebbe intravedere due gocce di sangue dopo la settima riga).

AMO ME STESSA

La bellezza di una donna non è meritevole, ma è meritevole saperla mettere sempre e comunque in secondo piano rispetto ciò che ondeggia fra la nostra mente, il nostro cuore, il nostro criterio.
Ora mi guardo, osservo questa foto e mi commuove quell’agiatezza dei miei pensieri, percepisco un’aura di serenità, di maturità, mi piace quella dose di malinconia, di consapevolezza. Mi piace l’onesta comprensione che la felicità non esiste se non in dosi così minuscole che ricercarle costa più fatica che viverne senza.
Amo il mio modo di sentirmi femminile, erotica . Amo tutti gli errori che ho nel cuore che mi hanno portata ad essere migliore, che hanno contaminato la mia intelligenza e la mia empatia. Amo avere una storia alle spalle, avere esperienze, avere pensieri. Amo avere un passato.
Ho imparato a rincominciare ogni giorno tutto da capo perché solo così la propria anima si assottiglia fino a diventare un cristallo talmente puro da farci esplodere il cuore di immensa speranza in uno mondo ormai perso, consunto, alterato, immorale.

DOMENICA MATTINA

Domenica mattina. Appena sveglia, come di consueto, apro la porta di casa. I “ragazzi” escono a perlustrare il territorio per sapere chi ci ha visitato stanotte ed io saluto il nuovo giorno facendomi abbracciare dal bosco.
Il  silenzio ci circonda. Rimango, turbata, in ascolto: nessun cinguettio, né rumore di foglie smosse nel sottobosco, né bramiti di caprioli, nessuno scalpiccio di scoiattoli sugli alberi, persino i cani della vallata sono muti.
Affino i sensi per cercare di comprendere cosa sta accadendo: temporale? terremoto? Le mie domande trovano presto risposta in uno sparo che echeggia e rimbomba. La stagione di caccia è iniziata.
La mia animalità si fonde con tutte le animalità della selva e percepisco in completa interezza il significato di questo silenzio assordante.  Siamo in allerta, impauriti, spaesati, pronti alla fuga, in ascolto, concentrati, frastornati, braccati.
Trascorre il tempo ed in tarda mattinata l’invasione delle doppiette allenta la morsa. Timide apparizioni annunciano la ripresa dell’armonia; uno scoiattolo salta sui rami più alti e le voci del bosco iniziano a dialogare.
Il mio micro-mondo selvatico si sta riprendendo e siamo tutti più sollevati; questo luogo magico mi insegna a resistere perché, se pur infettato e violato dagli umani, prosegue il suo cammino e si rigenera ad ogni attacco. Ma per quanto ancora riusciremo a difenderci?
Perdonaci Madre Natura. Perdona noi stupidi bipedi per aver irrimediabilmente perso il senno e noi stessi.”

A LEZIONE DI PILATES

E abbiamo ricominciato pilates, la lezione doveva essere soft, per consentire alle nuove leve di orientarsi e alle più esperte di riprendersi. In realtà il maestro ha avuto la mano un poco pesante..risultato; le novelline erano basite, e noi poiane leggermente esauste. Le nuove sono arrivate molto cariche, inguainate nelle tutine d’ordinaza ma a fine lezione con il fiato corto, e noi…bhe, diciamo che abbiamo scomodato qualche santo e tirato qualche sacramento. Personalmente i muscoli delle mie gambe hanno esaurito il calendario e tutti i santi presenti, gli addominali si sono dati alla macchia e le anche hanno scricchiolato come le foglie in questa stagione. Pazienza, ci siamo consolate con una grigliata (rigorosamente carnivora) a fine lezione, il maestro ha declinato l’invito ( poichè è vegano).