SOGNARE UN ARCANGELO

Non ricordo molto di questo sogno che ho fatto stanotte ma ero con un uomo cge stava dipingendo affreschi.

Lo vedevo di spalle. Era vestito di bianco. Il suo vestito emanava molta luce. Nin aveva ali ma sembra che una luce strana uscisse dalle sue spalle. So che aveva occhi chiari, quasi grigi.

Ricordo di avergli parlato, non ricordo la nostra discussione, comunque non ero assolutamente spaventata, anzi ero davvero calma e quasi mi piaceva parlare con lui e lui mi gusrdava fisso. Dopodiché ricordo di averlo chiamato per nome, il suo nome era Samael.

Nel sogno continuavo a chiamarlo così, oppure mi limitavo a chiamarlo Sam. Non ricordo altro. Poi c’era l’azzurro dell’affresco che sembrava simile ai suoi occhi.

Samael è un arcangelo? Non mi ricordo bene.

Perchè è rappresentato con la frusta? Strano come angelo.

PROFUMO DI MARE

Infilata sotto le lenzuola ora, il mio corpo ancora brucia, emana calore, giornata no stop da stamattina quando la sveglia ha suonato alle cinque e quarantun minuti, per la precisione. Viaggio in macchina, persa tra le pagine del libro e gli ultimi tratti, avendolo terminato, con la musica che grida gioia e adrenalina, voglia di godersi il mare, attraverso i finestrini abbassati. Canto e sono serena. Approdo in questo posto colmo di natura, colori pastello e particolarità -oltre che infiniti scalini- con viste spettacolari, da lasciarti a bocca aperta e rimanere in contemplazione per più di un paio di minuti. Questo posto è poesia. Assaporo ogni cosa, corro su per la scalinata della terrazza, scatto già qualcosa come 20 scatti ma ogni angolo è pura bellezza. Verde. Verde ovunque, barche,

casette dai mille colori, dettagli, fiori di ogni tipo, infinite specie di piante grasse e cactus, ulivi. Profumo che ti entra ed inebria non solo le narici ma anche i polmoni: sale, freschezza, pulito, fiori. Il Profumo del mare

La salsedine già sulla pelle ed i capelli più ricci, la focaccia da orgasmo e l’ispirazione che cresce in me ad ogni passo fatto tra queste mura e queste vie.

Stasera ho parlato alla luna, discorsi fatti di profondi sguardi e silenzi, mentre l’oscurità regnava e il mare rifletteva i suoi baci. Osservo, imprimo e lascio scorrere sulla mia pelle ogni suono, sapore ed odore, ogni sensazione. C’è qualcosa di così spaventoso e poetico in questo nero senza fondo. In lontananza il faro fa da guida. Brindo al mare e alla sua potenza. Grata di momenti così. Chiudo gli occhi, sfioro la pelle, ancora scotta.

NESSUN RICORDO

Mi metto a letto e ripenso ai giorni appena trascorsi, a quello che i miei occhi hanno visto ed i colori che hanno assorbito. Anche la mia pelle ha cambiato colore e vorrei fosse sempre di questa calda tonalità dorata, che poi probabilmente parrà solo a me questa abissale differenza, essendo chiara, eppure vi dico che c’è! Ne ho la conferma dalla peluria sulle braccia bionda e dai miei ricci più chiari. Ho passato momenti meravigliosi, al di fuori dello spazio e del tempo, non ho seguito notizie ed ho ancora audio da recuperare ma quando viaggio è come se tutta me stessa fosse impegnata e concentrata su quello. Tutte le energie servono per le camminate, per i mille scalini, per quelle emozioni che richiedono al cuore mille battiti in più, per le parole ascoltate e le storie da ricordare, per tutti quei volti che
non rivedrò ma di cui avrò comunque memoria. Tutto il resto quindi si annulla, si mette in pausa. Ed io sto così bene che i problemi nemmeno li ricordo, e le paure, i dubbi e le preoccupazioni sembrano quasi inutili visti da qua. Ogni volta che torno da un posto è come se mi fossi levata tutta quella pesantezza e al contempo avessi trovato un altro pezzetto di consapevolezza sulla vita, un passo in più conquistato. Nel taccuino ho riposto i fiori che avevo tra i capelli e due gambi di ciliegia che ho scoperto essere commestibili e avere proprietà naturali. Ho scritto di sogni e desideri proibiti, di voglie e fantasie, raccontato fatti quotidiani e impresso pensieri. Domande senza risposta. Parole senza una fine

INSECTIVORA

10 farfalle, almeno 5 mosquitos, un cervo volante, due coccinelle, un calabrone ed una ghiandiaia, brusio di grilli e uccellini nascosti tra fili d’erba e rami, questi sono gli incontri fatti oggi durante la mia corsetta sulla solita strada, quella che porta poi ai campi. Il mio paese mi piace per questo, è ciò che mi fa pensare di essere fortunata nonostante abbia anche difetti, di essere nata in queste zone, soprattutto d’estate. In cui la quiete e la tranquillità regnano. Il cielo è azzurrissimo, intenso come quello delle tempere, ho fatto yoga in terrazza e poi sono uscita a correre. Ho ripreso da poco, credo che per questi mesi più caldi sia l’idea migliore in sostituzione alla palestra, proprio come l’anno scorso. Mi son goduta il sole che bruciava e picchiava ed al ritorno il mio respiro era più affannoso, la salita, l’ombra, ho lasciato che l’aria mi raffreddasse. Il contrasto è un piacere soave. Mi fa ridere come ogni volta, tornata dal tragitto, sia rossa e paonazza in viso ed i miei occhi sembrino quasi più chiari. Starei ore intere a godermi quelle sensazioni, quel tempo che sembra scorrere nella maniera opposta. La musica mi ha accompagnato per tutto il percorso. Svestita e docciata, ho passato i minuti seguenti avvolta nell’ accappatoio, con i capelli aggrovigliati in un turbante, muovendomi a ritmo della canzone latina che passava in playlist facendomi pensare alle strade del Messico o dell’Argentina, con una piña colada tra le mani e una gonna abbozzata, intenta a preparare la tavola e il pranzo. Il mio umore è felice, sebbene ci siano piccoli pensieri che tentano di uscire e prevalere…ma non oggi, non in questo caldo venerdì in cui tutto sembra andare bene e in cui non posso fare a meno di sorridere e sentirmi appagata.

SOGNO

Ho sognato di essere deliziata dai tuoi giochi.

Perversi sogni e sospiri intangibili.

Appiccicato addosso come un cucciolo bisognoso.

Ti ho turbato e hai maledetto la tua lontananza.

Solo la costanza dell’assedio potrà espugnare il diritto di godere di me.

FUORI DAI GRIGI

Quando qualcuno riesce a leggerti l’anima, quando riesci a dirgli tutto con estrema semplicità perché hai la certezza di essere ascoltata davvero senza il timore del giudizio, quando il livello di complicità è talmente alto che ti fa sentire completa al solo averlo accanto. Come si fa a non abbandonarsi a quella sensazione di pace che ti riscalda dal profondo? Quella pacata ed al contempo travolgente quiete che manderebbe in estasy la Madonna stessa. Come si fa a non svegliarsi la mattina con il sorriso ballando mentre ti lavi i denti con la musica a palla, come se fossi una Zingara dell’Andalusia?
Posso affermare con profonda sicurezza che dopo tanti anni credo abbia ritrovato la mia gioia di vivere. La sensazione di tranquillità e la speranza che in questa vita le cose belle arrivano, forse addirittura nel mio caso, se lotti per uscire dalla merda con le unghie e con i denti, magari, arrivano travolgenti come i monsoni del Mar dell’India lasciandoti poi, sulla costa fradicia e piena di vita e sorrisi.

PICCOLA FAVOLA IN LATEX

Sono tornata solo di recente a fare didascalie e belle foto per tutti voi, ma devo affrontare qualcosa dentro di me. Il piacere che crea ogni volta che creo una nuova didascalia o una nuova storia e la pubblico sul mio blog, mi rafforza. Sono tornata con il mio vecchio nome ma questo non è quello che sono. Una candida pelliccia di piume fuori. Un’anima oscura dentro.